L'oro di napoliL’Associazione culturale “La Nuova Isola” rende un tributo a due città distanti geograficamente (Sciacca e Napoli) ma vicine culturalmente ed ideologicamente, mettendone in evidenza pregi e difetti, tradizioni ed usanze, debolezze e vizi, ma sempre in un’aurea d’ironia, che contraddistingue la gente SICILIANA e quella PARTENOPEA, anche quando ne vengono messi in luce i lati meno positivi.
Ed è proprio questa la connotazione che emerge dall’allegoria del carro, che può essere ravvisata nelle migliori virtù, ossia l’oro, inteso sia come oggetto prezioso, sia come pronome (loro) riferito agli organizzatori della festa che, dopo due anni di assenza, viene riproposta dai nostri Amministratori con il supporto organizzativo di una ditta privata di Napoli.
La parte alta del Carro è dedicata a uno dei capolavori cinematografici di De Sica, un classico del cinema italiano a episodi, che tributa la città di Napoli (con i suoi lati negativi e positivi) tratto da “Il Guappo” rappresentato dal grande Totò che interpreta “Il pazzeriello” (antica professione di banditore ambulante). Lo stesso è contornato dal tesoro del popolo, ovvero l’oro di San Gennaro.
La parte bassa del carro è dedicata al Carnevale di Sciacca, con uno dei suoi attori principali: l’Assessore al Turismo della città di Sciacca, Salvatore Monte, in veste di Amministratore oggi, ma che in passato fu direttore artistico della stessa festa e che, in occasione del Carnevale, si presenta a cavallo di un asino. (Quest’ultimo, oltre ad essere il simbolo della squadra partenopea, è anche un animale non particolarmente nobile: porta i pesi, lavora, è ubbidiente e non è per niente intelligente.)
Possiamo paragonare senza dubbio il ciuccio(???) all’uomo italiano medio.
L’asino sul carro viene anche accostato a quello di Giovanni Buridano, un filosofo francese del XV secolo circa, famoso per il “Paradosso dell’asino”, che, indeciso se mangiare la paglia che ha alla sua destra o quella alla sua sinistra, sceglie di morire di fame.
La tematica può essere sostanzialmente allargata a culture e paesi differenti, in quanto il popolo stenta ad accettare le diversità e le nuove idee e preferisce rimanere legato alle vecchie tradizioni, usi e costumi, pur sapendo che tali migliorie possano dimostrarsi redditizie per l’intera collettività . .