Sciacca - foto di Leonardo Dimino

Di fronte stanno la Città di Tunisi e l’isola di Pantelleria, ad oriente la Valle dei Templi di Agrigento, ad occidente le rovine della Valle di Selinunte.
Secondo lo storico Savasta (1843) il nome di Sciacca si scriveva con la lettera X, cioè Xacca derivato da Xech, dal nome saraceno Xech, che si traduce con Governatrice. Xechi erano, inoltre, chiamati dai Saraceni i governatori delle piazze come Tommaso Fazello scrive.
L’interpretazione più recente si deve all’arabista saccense il Monsignore Giuseppe Sacco, secondo il quale il vocabolo Sciacca non è altro che un participio femminile attivo della prima coniugazione del verbo sordo Saqqua che porta l’idea separare, dividere, fendere. Lo stesso autore riferisce che Sciacca è stata così chiamata perché sin dall’inizio del dominio musulmano segnò il confine che separava due province o distretti o contrade. Il fatto che Sciacca si trovava quasi a metà strada fra Marsala e Girgenti giustifica, secondo lo studioso, tale designazione da parte dei conquistatori.

Secondo Giovanni Alessi, invece, la teoria sopraccitata è valida per un corso d’acqua o una catena montuosa ma non per un centro abitato, pertanto il toponimo Sciacca deriverebbe quasi sicuramente dal latino ex acqua con chiaro riferimento alle ricche sorgenti di acque termali.

Sciacca - foto di Leonardo Dimino

Proprio le terme, oltre che il carnevale ed il meraviglioso mare sono i settori chiave per lo sviluppo turistico del paese.
Ad est il primo lido che s’incontra è quello dello Stazzone, poi stanno i lidi della Tonnara e della Foggia che presentano fondali prevalentemente sabbiosi. In località San marco, Renella e Maragani si alternano insenature rocciose e sabbiose. Ad ovest si trova la spiaggia di Sovareto, particolare per la sua sabbia finissima e poi quella di San Giorgio, Timpi Russi e Macauda.

Le tradizioni popolari fanno tesoro delle feste religiose, delle sagre e del teatro popolare. Anche queste sono divenute un richiamo turistico non da poco. Tra le feste religiose, è particolarmente importante le feste dell’Ascensione e di Pasqua, la festa campestre di San Calogero sul Monte Kronio e la festa di Mezz’agosto. Fra le sagre va ricordata quella del mare, la Festa di San Pietro, che sin dal 1920 ha avuto svolgimento continuativo al porto, quasi sempre tra la fine di giugno e i primi di luglio. In quest’occasione la statua di San Pietro viene portata in processione in mare, seguita da una lunga fila d’imbarcazioni. Poi sul piazzale viene sistemata una grande padella con oltre cinquecento litri d’olio per soffriggere oltre cento cassette di gamberi. Tutti i presenti sono invitati alla grande frittura che viene consumata con pane e vino locale, a spese della Cooperativa dei pescatori, comprendente un migliaio di soci.

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Foto di Leonardo Dimino